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IL TRIBUNALE DI MONZA NEL PRONUNCIARE SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER IL REATO DI VIOLENZA SESSUALE SI SOFFERMA SUGLI INDICATORI DA UTILIZZARE PER VALUTARE L’ATTENDIBILITA’ DI QUANTO DICHIARATO DALLA PERSONA OFFESA.

Categoria : Diritto Penale

IL TRIBUNALE DI MONZA NEL PRONUNCIARE SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER IL REATO DI VIOLENZA SESSUALE SI SOFFERMA SUGLI INDICATORI DA UTILIZZARE PER VALUTARE L’ATTENDIBILITA’ DI QUANTO DICHIARATO DALLA PERSONA OFFESA.

Il Tribunale di Monza, in composizione collegiale, in data 21 gennaio 2026 ha pronunciato sentenza di assoluzione dai reati ex art. 609 bis e 585-585-576, n. 5 c.p. perché il fatto non sussiste, sul presupposto che la ricostruzione fornita dalla persona offesa, unica fonte di prova delle condotte descritte, fosse poco circostanziata e mancasse di riscontri esterni.

Nello specifico, il Collegio, partendo dall’analisi approfondita di tutto il compendio probatorio disponibile, si è lungamente soffermato sull’analisi  di quanto riferito dalla persona offesa, evidenziando le discrepanze tra quanto emerso in sede dibattimentale e quanto riportato in querela e le diverse contraddizioni in sede di esame, arrivando alla naturale conclusione che tale ricostruzione non consentiva di ritenere provato, oltre ogni ragionevole dubbio, l’evento addebitato all’imputato sicché lo stesso deve essere assolto per insussistenza del fatto ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p. 

Pubblicato il 18/06/2026
REDDITO DI CITTADINANZA E SUCCESSIONE DI LEGGI PENALI NEL TEMPO. UN’INNOVATIVA PRONUNCIA DEL G.I.P. PRESSO IL TRIBUNALE DI LECCO SULL’ARGOMENTO.

Categoria : Diritto Penale

REDDITO DI CITTADINANZA E SUCCESSIONE DI LEGGI PENALI NEL TEMPO. UN’INNOVATIVA PRONUNCIA DEL G.I.P. PRESSO IL TRIBUNALE DI LECCO SULL’ARGOMENTO.

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Lecco in data 22 maggio 2026 ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere ex art 425 c.p.p. in un procedimento avente ad oggetto la violazione della normativa ex art 7, comma 1, D.Lgs. n. 4 del 28/01/2019 (Indebita percezione della misura assistenziale del Reddito di Cittadinanza), fondando tale decisione sull’impossibilità di considerare ancora applicabile tale previsione legislativa ormai abrogata.

Nello specifico, il Giudice, partendo dall’analisi della normativa adottata successivamente all’abolizione dell’istituto del Reddito di Cittadinanza, ha fatto riferimento al Decreto-legge 48/2023 convertito nella Legge n. 85 del 03.07.2023, ritenendo privo di effetti e contrario alla normativa sulla successione delle leggi penali nel tempo, il rimando, contenuto nell’art. 13 dello stesso decreto, al  D.Lgs. n. 4 del 28/01/2019 e, soprattutto, alle sanzioni previste all’art. 7. 

Pubblicato il 05/06/2026
LA DIFFAMAZIONE AGGRAVATA E LA PROVOCAZIONE, ANALISI DEL CONCETTO DI “REAZIONE RISVEGLIATA” ELABORATO DALLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE.

Categoria : Diritto Penale

LA DIFFAMAZIONE AGGRAVATA E LA PROVOCAZIONE, ANALISI DEL CONCETTO DI “REAZIONE RISVEGLIATA” ELABORATO DALLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE.

La recente sentenza della Suprema Corte n° 15162 del 28 aprile 2026 che, in materia di omicidio preterintenzionale, lambisce il tema della provocazione rispetto alla legittima difesa, ci fornisce il pretesto per affrontare l’argomento della causa di esclusione della punibilità per la sussistenza della provocazione nella diffamazione aggravata dall’utilizzo di un mezzo di pubblicità quale è, a pieno titolo, il social network Facebook, analizzando una precedente pronuncia, la n. 20392 del 1° aprile 2025 sezione V penale.

Nello specifico i Giudici hanno esaminato i presupposti necessari al fine di poter integrare la specifica causa di esclusione della punibilità della provocazione, focalizzandosi sul concetto di “reazione risvegliata”.

Proprio grazie all’elaborazione di questa nozione la Corte, considerando fondato uno dei motivi di ricorso, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata.

Pubblicato il 11/05/2026
IL SIGNIFICATO DI “PRESENZA” DEL MINORE NELLE CIRCOSTANZE AGGRAVANTI EX ARTT.LI 61, comma 1 n° 11 QUINQUIES E 572 COMMA 2 C.P. DUE RECENTI PRONUNCE DELLA SUPREMA CORTE SULL’ARGOMENTO.

Categoria : Diritto Penale

IL SIGNIFICATO DI “PRESENZA” DEL MINORE NELLE CIRCOSTANZE AGGRAVANTI EX ARTT.LI 61, comma 1 n° 11 QUINQUIES E 572 COMMA 2 C.P. DUE RECENTI PRONUNCE DELLA SUPREMA CORTE SULL’ARGOMENTO.

Lo scopo di questo commento è analizzare in duplice prospettiva il concetto di “presenza” del minore prendendo in considerazione le due normative ex artt. 61, comma 1, n. 11 quinquies c.p. e la circostanza aggravante speciale ex 572, comma 2, c.p., e le loro applicazioni pratiche nella più recente giurisprudenza.

Infatti, partendo dal dato testuale dei due articoli, entrambe facenti riferimento, appunto, al concetto di “presenza”, gli ermellini si sono interrogati, in due pronunce distinte (Cass. pen., sent. n. 10834/2026 e sent. n. 7357/2026), sui limiti di applicazione di tali circostanze e sugli elementi integranti il requisito della presenza.

Pubblicato il 20/04/2026
QUANDO LA MANCATA ESECUZIONE DOLOSA DI UN PROVVEDIMENTO INTEGRA IL REATO EX ART 570 C.P.? LA CASSAZIONE SI PRONUNCIA SUL PUNTO.

Categoria : Diritto Penale

QUANDO LA MANCATA ESECUZIONE DOLOSA DI UN PROVVEDIMENTO INTEGRA IL REATO EX ART 570 C.P.? LA CASSAZIONE SI PRONUNCIA SUL PUNTO.

Questa interessante pronuncia della Corte di Cassazione affronta il delicatissimo tema afferente alle differenze caratterizzanti i reati disciplinati dagli articoli 388 c.p. e 570 c.p.

Stando a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza rinviando alla Corte d’Appello civile competente per l'instaurazione di un nuovo giudizio sul punto, tale discrimine consiste nella diversa tipologia dell’elemento soggettivo richiesto al fine di integrare le singole fattispecie: se, infatti,  per la “Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”, ex art. 388 c.p., è richiesto il dolo specifico, per la “Violazione degli obblighi di assistenza familiare”, ex art. 570 c.p., invece, è sufficiente il dolo generico. 

È, quindi, di particolare interesse analizzare le motivazioni con le quali i Giudici hanno argomentato questa distinzione, prendendo in considerazione, in particolare, gli orientamenti dominanti in tema di diritto alla bigenitorialità, inteso come interesse superiore del minore a crescere e formarsi con la compartecipazione di entrambi i genitori.

Pubblicato il 11/03/2026
IL CASO PIFFERI E LE C.D. “ATTENUANTI MEDIATICHE”

Categoria : Diritto Penale

IL CASO PIFFERI E LE C.D. “ATTENUANTI MEDIATICHE”

Con la pronuncia in commento, la Corte d’Assise d’Appello di Milano individua una nuova tipologia di circostanza attenuante: la c.d. “attenuante mediatica”.

La Corte, infatti, nel riformare l’appellata sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Milano, ha confermato la condanna dell’imputata per la violazione degli artt. 575, 577, comma 1 n. 1 cod. pen., escludendo la fattispecie di cui all’art. 40 cpv c.p. e la circostanza aggravante di cui all’art. 577, c. 1, n. 4, ossia l’aggravante dei futili motivi, rideterminando la pena in anni 24 di reclusione.

In accoglimento delle doglianze della difesa, i Giudici hanno deciso di bilanciare la rimanente aggravante ex art 577, c.1, n.1 c.p., relativa alla commissione del fatto contro un discendente, con le circostanze attenuanti generiche ex art. 62 bis c.p.

E’ sicuramente interessante analizzare come la Corte abbia motivato la concessione delle circostanze attenuanti generiche, focalizzandosi, in particolare, sulla valorizzazione delle conseguenze negative derivate dalla risonanza mediatica che questo tragico evento ha avuto nei confronti dell’imputata.

Pubblicato il 11/02/2026
PUO’ UN “SOLO” EPISODIO DI VIOLENZA ASSISTITA INTEGRARE L’AGGRAVANTE EX ART 572, COMMA 2, C.P.?

Categoria : Diritto Penale

PUO’ UN “SOLO” EPISODIO DI VIOLENZA ASSISTITA INTEGRARE L’AGGRAVANTE EX ART 572, COMMA 2, C.P.?

Questa interessante pronuncia della Corte di cassazione affronta nuovamente il delicatissimo tema relativo alla circostanza aggravante ad effetto speciale di cui al comma 2 dell’art. 572 c.p.

Stando alla recente decisione degli ermellini, che hanno annullato, sul punto, la sentenza rinviando alla Corte di Appello per un nuovo giudizio, la c.d. aggravante della “violenza assistita” non è integrata da un solo episodio di violenza o maltrattamento commesso in presenza di minori, ciò in ragione del fatto che tale unico, e sicuramente grave, evento non è valutato come idoneo a rispettare il requisito strutturale dell’abitualità dei maltrattamenti e non è di per sé in grado di comportare un concreto rischio di compromissione dello sviluppo psicologico e fisico del minore che vi assiste.

Di particolare interesse è, quindi, analizzare quale sia la valenza che tale aggravante deve avere, prendendo in considerazione, tra i vari parametri, anche quelli inerenti alla coerenza sistematica e strutturale della stessa in relazione al nostro ordinamento giuridico.

Pubblicato il 06/11/2025
DIFFAMAZIONE E SOCIAL NETWORK. LA CASSAZIONE ARGOMENTA IN MERITO AL CONCETTO DI “PRESENZA VIRTUALE”

Categoria : Diritto Penale

DIFFAMAZIONE E SOCIAL NETWORK. LA CASSAZIONE ARGOMENTA IN MERITO AL CONCETTO DI “PRESENZA VIRTUALE”

Con la pronuncia della Suprema Corte di cassazione n. 29458 del 12 agosto 2025, è stata nuovamente esaminata la fattispecie delittuosa ex art 595, c.3, c.p. consistente nella diffamazione aggravata dall’utilizzo di un mezzo di pubblicità quale è, a pieno titolo, il social network Tik Tok.

Aspetto interessante di questa pronuncia è l’approfondita analisi del concetto di presenza della persona offesa, nella particolare accezione di “presenza virtuale”. In particolare, la Corte, rigettando il ricorso proposto dall’imputato, ha sancito che sussiste l’ipotesi di diffamazione aggravata anche quando la persona offesa è presente nella “live” nella quale viene insultata.

Pubblicato il 27/10/2025
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